MOVIMENTO E ISTITUZIONE

Questo libro presenta un nuovo modo di analizzare i fenomeni sociali e la storia. non solo la storia italiana recente ma anche quella passata e la storia di altri paesi e di altre civiltà. Questo è possibile introducendo nell’analisi sociologica e storica un concetto nuovo, il concetto di movimento collettivo. I movimenti collettivi hanno tutti, nella loro fase iniziale, la stessa struttura: nascono da un processo chiamato stato nascente caratterizzato da un’immensa energia ed entusiasmo trasformativo, poi si modificano e, trasformando la società che li circonda, creano una nuova istituzione. È grazie ai movimenti collettivi che sono nate e nascono quasi tutte le formazioni sociali più stabili come i partiti, le sette, le chiese, le nazioni, gli imperi.


Questa teoria, nel passato, sarebbe stata classificata come «flosofia della storia», ma io preferisco considerarla una teoria sociologica dei movimenti collettivi e delle istituzioni perché anche la sua articolazione interna assomiglia molto a quella degli autori classici della sociologia come Weber, Simmel, Durkheim e Pareto.

i movimenti collettivi nascono imprevisti e imprevedibili da un impetuoso slancio iniziale, dal brusco sorgere di una solidarietà che rompe i precedenti legami e produce un nuovo aggruppamento umano animato da ideali e con un nuovo progetto di vita. Questo si struttura, si dà delle leggi e diventa una istituzione. La tradizione sociologica però ignora questo tipo di formazioni dinamiche. Distingue fra comunità e società. La prima è una formazione che esiste da tempo, costituita da persone che condividono abitudini e valori, con un forte senso di appartenenza. sono comunità i villaggi, le città come Milano Chicago e infine le nazioni, come la Francia, l’italia o gli USA. La gente di solito vi nasce oppure può andare ad abitarvi. Il secondo tipo di formazione sociale è la società che invece è volontaria e nasce dal contratto che le persone fanno per realizzare un certo fine. Pensiamo ad una società per azioni, ad una associazione volontaria per la lotta contro il cancro, ma anche all’organizzazione amministrativa di una impresa o di una città.

nella tradizione anglosassone è così che Hobbes e Locke immaginano che sorga lo stato-nazione. un coacervo amorfo di individui in lotta fra di loro (homo homini lupus) scopre che è suo interesse riunirsi e cedere il potere ad uno solo, il sovrano, per avere sicura la vita e poter fare i propri affari in pace. un atto che non presuppone nessuna affinità, nessun sentimento di solidarietà, nessuna comunanza affettiva, ma solo la constatazione che l’unione dà dei vantaggi. L’accordo si forma quando è positivo il bilancio costi-benefici. Questo principio è stato poi adottato come formula generale dal pensiero giuridico, etico, politico e sociologico anglosassone.

io sostengo invece che oltre a queste due formazioni sociali ve ne sia una terza: il movimento collettivo. Le prime due sono formazioni in cui non giocano gli ideali, le passioni. il movimento invece è dinamico, ha un inizio ardente, entusiasta e uno sviluppo che lo porta per tappe successive a diventare una comunità strutturata cioè una istituzione.

tutte le comunità strutturate nazioni, partiti, chiese, sette in quanto sorgono da movimenti, hanno un inizio dinamico che poi viene o dimenticato o negato. ogni comunità vivente non nasce perciò da un ragionamento utilitaristico, da un patto razionale, da un calcolo dei costi benefici, ma da una rivolta, da un movimento, cioè da un sogno di rinnovamento e di miglioramento radicale. Più in generale possiamo dire che non è il patto che crea la solidarietà, ma è la solidarietà che rende possibile il patto. La gente può contrapporsi, odiarsi per anni, discutere senza trovare il minimo punto di accordo perché ciascuno resta se stesso, perché non è disposto a cedere in nulla. Poi, nel movimento, queste stesse persone divise, litigiose, improvvisamente sembrano dimenticare il passato. È come se si risvegliassero. scoprono una comune affinità, una comune fratellanza, un comune nemico, una comune speranza di rinnovamento. È questo lo stato nascente, il momento di rottura, il momento di discontinuità che consente la comparsa di un “mutante” sociale. Per un breve periodo l’ideale diventa più importante del reale. La gente ha l’impressione che il regno di Dio stia avvicinandosi, che sia possibile un rinnovamento radicale. È una immensa energia libera che corre esplorando innumerevoli direzioni, cercando di imporre il suo sogno utopico al mondo. nel movimento la gente si raccoglie attorno ad un capo che appare dotato di qualità straordinarie (il carisma) e rovescia i poteri costituiti statali e non statali. in seguito, questa lava ardente, questo entusiasmo si raffredda e si trasforma in gerarchia, norme, leggi, programmi, interessi consolidati. Lo straordinario diventa quotidiano, è l’istituzione.

Grazie a questo nuovo strumento di analisi sociologica diventa possibile studiare la nascita, lo sviluppo, le trasformazioni ed i conflitti delle grandi religioni, ebraismo, cristianesimo, islam e delle formazioni sorte da esse, i francescani, i domenicani, la frattura del sistema religioso cristiano con la Riforma Protestante che segna lo spartiacque fra il medioevo e la società moderna e la nascita di nuove chiese, nuove sette, di cui molte esistono tutt’ora. Diventa possibile studiare la nascita degli stati-nazione. Gli stati uniti d’America nascono da un movimento collettivo di liberazione nazionale che dà origine ad una nuova nazione e a un nuovo stato. Ma nel xix secolo sono sorti molti stati-nazione sotto la spinta dei movimenti nazionalitari. Per esempio in italia ad opera della Carboneria, la Giovane italia, il movimento garibaldino. Altri stati-nazione si sono formati nel sudamerica con la guerra di liberazione di simón Bolívar ed altri ancora sono comparsi dopo la seconda guerra mondiale in Asia e in Africa, fra questi ricordiamo quello nato dal movimento di liberazione algerino e il movimento antiapartheid di nelson Mandela in sudafrica.

Una volta costituita la nazione, nascono movimenti che vogliono affermarla e renderla più potente. sono i movimenti nazionalistici. Fra questi i più importanti sono stati il fascismo, che ha sognato di creare un impero coloniale, ma soprattutto il nazismo che sognava il Reich Millenario, un impero mondiale sotto il segno della razza.
il più importante movimento dell’ultimo secolo però fu il marxismo che conquistò il potere in Russia in Cina e nei paesi satelliti creando ovunque un regime totalitario. Anche nel mondo islamico vi furono movimenti che produssero una organizzazione statale. nell’antichità ricordiamo la rivoluzione abbasside che istaurò il califfato di Baghdad. in epoca più recente il movimento wahabita che, sotto la guida di Abdul Aziz ibn saud, conquistò l’Arabia saudita, e il movimento di liberazione algerino. A questo punto, per dare una idea del tipo di analisi storica resa possibile da questa teoria dei movimenti e delle istituzioni, prenderò in esame il caso del sistema politico italiano che, in europa, costituisce l’esempio in cui sono molto deboli le istituzioni e molto forti i movimenti.

Ricordiamo che nella società occidentale cui appartiene anche l’italia, da molto tempo è in atto una continua trasformazione scientifico-economica che crea nuovi tipi di lavori e di lavoratori, nuove agglomerazioni urbane, nuovi modelli di vita. Queste incessanti trasformazioni creano conflitti, confusione, incertezza e, di conseguenza, anche reazioni emotive, invenzioni culturali e disordine politico finché il disordine non raggiunge una soglia oltre la quale esplodono dei movimenti che cercano di ricreare ordine e nuove istituzioni. Questo processo può essere descritto come un ciclo, il grande ciclo collettivo. Le grandi democrazie bipartitiche anglosassoni durano da secoli perché sono modellate proprio sul grande ciclo collettivo. esse hanno inventato un meccanismo elettorale che evita le pericolose crisi periodiche in cui esplodono i movimenti, creando istituzioni politiche democratiche che costituiscono artificialmente un ciclo collettivo e vi incanalano le forze sociali. Le elezioni presidenziali che si tengono ogni quattro anni in usa sono caratterizzate da frenetiche campagne elettorali equivalenti ad un movimento. Chi vince diventa il presidente di tutti ma, dopo uno o due mandati, viene sostituito e si lascia libera la gente di cercarsi un nuovo capo attraverso altre frenetiche mobilitazioni elettorali. non c’è bisogno di un movimento che crei un altro partito per cambiare la leadership.

In italia, invece, la costituzione non prevede un meccanismo obbligatorio per cambiare periodicamente la leadership politica. i parlamentari possono essere rieletti cento volte e il parlamento può cambiare il governo anche tutti i mesi. non solo, con le commissioni, può modificarne radicalmente i decreti. Diventa perciò difficile programmare, prevedere, fare progetti a lungo termine. il risultato è che aumenta l’inefficienza, crescono il disordine e il malcontento finché non scoppia una crisi con la comparsa di movimenti collettivi che, facendo sorgere nuovi partiti, rinnovano la classe politica. Ma poiché la struttura costituzionale non viene modificata, il ciclo si ripete. È questo il motivo per cui la vita politica italiana è caratterizzata da crisi periodiche e periodi di movimenti che si succedono ogni venti anni circa. L’intero sistema va in pezzi e sono i movimenti che creano dei soggetti politici nuovi e i nuovi leader. verdiamo cosa è accaduto dal dopoguerra ad oggi.
Finito il fascismo, durato anch’esso circa venti anni, sono sorti i movimenti nazionali di liberazione che hanno portato al potere i partiti anteguerra. Poiché era l’epoca dalla cortina di ferro, tanto la dc che il pci, temendo un governo forte in mano all’avversario, crearono una repubblica parlamentare pura dove i governi sono fatti e disfatti dal parlamento. La seconda crisi di movimento è quella del 1968 in cui sono esplosi diversi movimenti fra cui i più importanti sono stati il movimento studentesco e il movimento sindacale chiamato «autunno caldo». essi non hanno prodotto nuovi partiti, ma hanno unificato e rafforzato il sindacato creando la triplice e lo statuto dei lavoratori.

La terza fase di movimenti appare quando nel 1989 finisce la guerra fredda e va in crisi quello che Giorgio Galli chiama il «bipartitismo imperfetto». nascono diversi movimenti: la Lega, il movimento referendario di segni e Mani pulite di Di Pietro. La vecchia classe politica viene eliminata per via giudiziaria ma quando il pci sta per trionfare nasce il movimento di Forza Italia che vince le elezioni.
La quarta crisi avviene verso il 2008 in coincidenza con la crisi economica internazionale. il più importante nuovo movimento è quello di Grillo che presenta i caratteri tipici dei movimenti anarchici: rifiuto della delega, democrazia diretta, abolizione dei partiti, dei sindacati e tutto il potere in mano ad una leadership dispotica e totalitaria. Dei vecchi partiti d’apparato in Italia oggi resta solo il pd in cui però comincia a farsi strada una s carismatica come dimostra il caso di Renzi.
Concludendo, la fragilità della democrazia italiana è dovuta ad un difetto della costituzione che, oltre a non tener conto del grande ciclo collettivo di cui abbiamo parlato, non rispetta la fondamentale separazione di Montesquieu dei tre poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario. nella nostra costituzione sono presenti solo due poteri, quello legislativo e giudiziario, mentre l’esecutivo dipende da tutti i capricci dei parlamentari della Camera e del senato.

Mi sono sempre meravigliato che questo difetto non sia stato rilevato, discusso, e non siano mai state presentate proposte di riforma costituzionale di divisione dei poteri e di rafforzamento di quello esecutivo, Probabilmente perché tutti i politici difendono con le unghie e coi denti il privilegio di garantirsi la rielezione. e anche perché la nostra scienza politica ignora la dinamica dei movimenti. il risultato, comunque, è una spaventosa inefficienza dei governi, l’aumento del debito pubblico perché nessuno è responsabile delle spese, una vera e propria anarchia parlamentare e la comparsa di movimenti antidemocratici e totalitari. io mi auguro che questo errore della costituzione nei prossimi anni venga corretto creando un esecutivo eletto dal popolo, ridimensionando i poteri della magistratura e sostituendo la dominante mentalità legalista con quella concreta e pragmatica.

Questo libro contiene l’unica teoria generale dei movimenti collettivi e della creazione delle istituzioni valida per tutte le epoche. nessun altro sociologo ha tentato di farlo. essa può essere applicata alle diverse realtà storiche e culturali, del passato, del presente e del prossimo futuro. È questo il motivo per cui ho pensato di pubblicarlo in questo periodo in cui il sistema politico italiano è nuovamente minacciato di scivolare nella dittatura e diventa drammaticamente urgente una riforma costituzionale che lo renda una vera democrazia Mi auguro possa aiutare gli studiosi, i politici ed i giornalisti ad analizzare in modo più corretto la realtà e a prendere decisioni più razionali.




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