ARTICOLI DEL "CORRIERE"

Di seguito presento una selezione di miei articoli pubblicati sulle pagine del quotidiano “Il Corriere della Sera” nel 2007


ANNO 2007

Amore
29 Ottobre
I giornalisti, quando mi intervistano, mi chiedono sempre "Come è cambiato l’amore?" Perchè è solo il cambiamento che fa notizia. Se una cosa non cambia, non c’è nulla da dire perchè la sai già. Ma è vero? E’ vero che la sai già? Anche in amore?
Incominciamo dalla novità: i giovani vogliono liberarsi dalla dipendenza amorosa. Ciascuno vuol essere libero di andare dove vuole, quando vuole e con chi vuole. E, fra la coppia e la propria riuscita personale, gli studi, il lavoro, la carriera, sono questi che vengono al primo posto. Sono loro che danno stabilità, non l’amore. Un altra novità: oggi la sessualità è più libera, tanto nei maschi come nelle femmine e incomincia prima. Un altra novità: l’omosessualità e la bisessualità sono più visibili, manifeste e forse più diffuse E si vede che,mentre gli omosessuali maschi, in genere, dopo un periodo di ambiguità fanno una scelta definitiva, le donne sembra abbiano delle fluttuazioni maggiori : anche in età adulta e dopo anni di esperienze eterosessuali possono averne di omosessuali e poi tornare a quelle etero. Ma poi è anche vero che, ad un certo punto questa stessa gente si innamora e poi ama. Ed allora che sia maschio o femmina, giovane o vecchio, omosessuale o eterosessuale sente il bisogno disperato di quella sola persona, ed unicamente di lei, perche non è sostituibile da nessun altra e vuole averla vicina, e quando è lontana è come se gli mancasse l’aria e il respiro.
E le domanda se lo ama, ed è stupito di questo incantesimo E, in qualsiasi modo sia cominciato questo suo amore, se prima non dava nessuna importanza alla fedeltà, e il sesso gli sembrava una cosa libera, facile e leggera, ora gli appare incredibile ed inquietante perche è diventato possessivo, geloso.
Ebbene, mentre ciò che abbiamo detto all’inizio sui giovani, sul sesso precoce, sull’ambiguità sessuale era una novità, questa esperienza è sempre stata così, anche se ogni generazione la deve riscoprire. Perche era vero nel passato ed è vero oggi quanto scriveva Roland Barthes. che "l'altro che io amo e che mi affascina è atopos. Io non posso classificarlo, poiché egli è precisamente l'Unico, l'Immagine irrepetibile che corrisponde miracolosamente alla specificità del mio desiderio". Vissuto e raccontato in mille modi diversi, in Europa in America o in Asia, questo è l’innamoramento e l’amore. Non ha novità ed è sempre nuovo. Non fa notizia ma è alla base di quasi tutte le notizie.


Responsabilitą
22 Ottobre
Freud ha dimostrato che noi siamo responsabili di tutte le nostre azioni, sia quelle compiute in modo intenzionale che quelle involontarie. Sono in collera con uno, mi da fastidio vederlo, però se suona alla mia porta, per educazione lo faccio accomodare e gli offro il caffè. Ma poi inavvertitamente lo urto. La sua tazzina oscilla, qualche goccia trabocca e gli macchia l’abito: "Mi scusi, mi scusi!" Il mio gesto era davvero innocente? Non ho manifestato, in realtà, il mio desiderio di non vederlo?
 Moltissime azioni rientrano in questa area di confine, dove l’impulso viene tenuto fuori con fatica dalla coscienza, e si fa strada con un lapsus, un gesto sgarbato, una smorfia, lo sguardo vago o inquieto, il tono della voce rude o lezioso. E’ per questo che quando incontriamo una persona che credevamo amica, proviamo una impressione di disagio, di freddezza, di ostilità. Le sensazioni ci dicono del nostro interlocutore più di quanto possano fare le sue dichiarazioni. E quel che vale per l’individuo vale anche per una impresa, un ufficio pubblico Giorni fa ho visitato una grande industria. I prati erano curati, le strade pulite, nonostante gli impianti chimici, non c'era né odore né rumore, e la gente salutava.
Ne ho ricavato l'impressione di una impresa razionale, efficiente, armoniosa, e con cui si può stabilire un ottimo rapporto di collaborazione. Non molto tempo prima ero stato in una grande organizzazione. Qui non ho visto nessuno sorridere agli utenti, ma solo gente silenziosa, cupa, lo sguardo vagante sul computer e le carte che avevano sulla scrivania, Un mondo arido e ostile.
Il leader di una impresa, di una istituzione dovrebbe stare molto attento all'atmosfera che regna attorno a sé. Dovrebbe registrarla, analizzare i comportamenti dei propri collaboratori. Dai gesti dedurre le motivazioni che non dicono con le parole, e che forse non conoscono nemmeno loro, e porvi rimedio. Sono poche le persone giovani che, anche dopo un incontro importante, compiono questa analisi, forse perchè non sono stati addestrati per farla. Non hanno il sapere appropriato a decodificare il linguaggio gestuale. Eppure i maestri esistono: sono i registi e gli attori di teatro e di cinema. Essi studiano le manifestazioni inconsapevoli dell’animo umano perchè devono metterle in scena intenzionalmente. Sono anzi convinto che nelle scuole sarebbe molto utile uno studio serio della recitazione teatrale. Potrebbe aiutare i giovani a capire meglio gli altri e se stessi, a diventare più consapevoli delle proprie azioni e, quindi, più responsabili.


Distruttori
8 Ottobre
Nel corso della storia vi sono sempre stati i costruttori ed i distruttori. I primi hanno coltivato la terra, edificato le città, sviluppato le scienze. Gli altri, in genere pastori incolti ma ottimi guerrieri, hanno saccheggiato e distrutto quello che avevano costruito i primi. I grandi costruttori, gli egiziani, i greci, i romani ci hanno lasciato un immenso patrimonio materiale costituito da edifici, città, templi, strade e poi scienza, filosofia, letteratura, teatro. I distruttori invece, pensiamo ai goti, ai vandali, agli unni ci hanno lasciato solo rovine e il ricordo del terrore che incutevano.
Nel campo politico - e talvolta anche nelle imprese - si ripete un pò quello che accade nelle guerre di conquista. Vi sono politici che cercano il potere per realizzare un loro programma. Allora demoliscono ciò che ritengono sbagliato per far posto al nuovo. Inseriscono dirigenti e collaboratori fedeli ma, se trovano della gente di valore, la fanno lavorare al loro progetto. Ma vi sono anche quei politici che, invece, cercano la carica per se stessa, non hanno nessun sogno, nessun progetto da realizzare. Arrivati al potere la loro prima preoccupazione è distruggere ciò che ha realizzato il loro predecessore anche se è ottimo, per emergere loro.
Teniamo presente che tutto quello che facciamo, sia esso la nostra casa, oppure un libro, una canzone, una scuola, è una oggettivazione di noi stessi. Vi trasferiamo ciò che abbiamo di meglio, ciò vogliano donare agli altri, ciò che vogliamo che sopravviva. Chi distrugge, che frena gli altri lo fa perchè non ha nulla da dare e può solo provare invidia. Invece chi crea, realizza edifica, anche quando è ambizioso, anche quando è autoritario nel profondo ha un animo generoso, e si realizza nel fare cose che servono agli altri. Ho conosciuto persone che, senza guadagnarci nulla, hanno edificato scuole, università, ospedali, comunità per il recupero dei drogati in tutte le parti del mondo. E sempre, senza eccezione sono stati attaccati frenati dai distruttori.
Come hanno fatto a difendersene, a vincere? Inventando continuamente sempre nuove cose. Se i distruttori gli bloccavano un progetto, loro ne mettevano in piedi altri dieci. Se li fermavano in un posto, ricominciavano in un altro. E trovavamo sempre qualcuno interessato, qualcuno che li aiutava. I distruttori sono rigidi, non hanno fantasia. E la fantasia, la creatività vincono sempre.


La mente
1 Ottobre
Per tutto il secolo scorso abbiamo continuato a credere che la mente potesse comprendere la psiche, dominarne la complessità, darle ordine, curarla, guidarla sulla giusta via. È il presupposto della psicoanalisi, della psicoterapia, della medicina psicosomatica. Oggi stiamo rinunciando all'idea che l'esperienza umana sia dotata di senso e che il pensiero possa governarla. Le gente sente sempre meno il bisogno di studiare se stessa, analizzare la propria esperienza, confrontarla con quella degli altri, arrivare ad una visione d'insieme per poi agire. Non vuol fare sforzi, vuole un manuale che in poche parole le dica cosa fare.
Perciò non vuol più saperne della riflessione psicologica, filosofica. Preferisce la narrativa, il cinema, la fiction, i cartoni animati, i videogiochi e la musica. Perchè ti fanno fare delle esperienze, ti fanno vivere altre vite senza richiederti di riflettere e cercare di trovargli un ordine. O i talk show televisivi in cui tutte le opinioni hanno lo stesso valore e non si arriva mai ad una conclusione. Ma, persa la fiducia nella propria mente, per guarire, per eliminare il dolore, per star bene psicologicamente, gli uomini hanno incominciato a guardare al cervello e alla possibilità di risolvere i problemi agendo su di esso.
In caso di nevrosi, di incertezza è inutile andare alle ricerca di un senso. Basta prendere un farmaco. Se sei giù di morale un antidepressivo; se sei eccitato un betabloccante; se sei ansioso un ansiolitico. Ci sono poi la mariuhana e la cocaina. Che però fanno male. Ma domani, ci assicurano gli scienziati, avremo delle meraviglie: chi proverà un grande dolore, per esempio per la morte di un figlio, potrà annullarlo cancellandone il ricordo conservato nei neuroni. E l'innamorato basterà che ingoi una pillola per dimenticare chi lo fa soffrire. Tanto l'innamoramento non è altro che un fatto chimico, prodotto da serotonina, ossitocina e ferormoni. Agendo sul cervello staremo come vorremo!,
Ma è una speranza o un incubo? Amare, sperare, sognare, aver fede, cancellare il ricordo dei dolori e le esperienze sgradevoli a comando, con la chimica, seguendo l'impulso immediato distrugge la nostra persone reale, la nostra identità No. La chimica non basta. Non possiamo rinunciare ad essere noi stessi, coscienti di cosa siamo, di cosa è bene e cosa è male, di avere un criterio per decidere dove andare. No la chimica non basta. Dobbiamo ricominciare a pensare.


Incertezza
28 Settembre
Gli uomini sopportano molto male l'incertezza. Spesso preferiscono affrontare una situazione difficile ma certa, che una insicurezza prolungata. Lo studente che ha sostenuto un esame, chi ha fatto degli esami medici, l'imputato che attende la sentenza provano un ansia che cresce quanto più dura l'attesa ne Il processo di Kafka l'imputato non sa di che cosa è accusato, ne chi l'accusa, nè quando avrà luogo il processo. Far aspettare gli altri, non rispondere alle loro lettere, tenerli col fiato sospeso è una prerogativa del potere malvagio. È per ridurre l'incertezza che una società emana le leggi, prende impegni, fa patti, trattati.
Oggi viviamo in un periodo di incertezza elevata. Vi contribuiscono molti fattori. Una è la crisi delle ideologie. L'ultima a dissolversi è stata quella marxista che prometteva uguaglianza, giustizia e un futuro radioso. Oggi nessuno conosce il futuro. Non lo conosciamo nemmeno dal punto di vista climatico. Inoltre la globalizzazione ha prodotto uno spostamento dell'asse politico ed economico dall'occidente all'oriente Noi dipendiamo per muoverci, riscaldarci, perfino per usare i computers, dal petrolio e dal metano dei paesi islamici.
La Cina è diventata una superpotenza economica, fra poco lo sarà anche militare. E così pure l'India. La nostre imprese fanno fatica a resistere alla concorrenza di paesi in cui la gente viene dalla miseria e lavora per costruire un futuro per se ed i propri figli. Gente che crede di poter migliorare. Molti occidentali, invece, non ne sono più sicuri.
L'incertezza è particolarmente accentuata in Italia dove è accentuata da uno scarso sviluppo economico a cui si aggiunge una incredibile conflittualità che va dalla politica, alla religione, alla morale. Non c'è tema che non divida gli italiani, se l'educazione debba essere rigida o permissiva, se sia bene o male l'aborto, se debba essere permesso il consumo di droghe, se sia vera la teoria della evoluzione, se i vangeli abbiano una base storica, se si debba fare o no l'alta velocità, tutto. E questo produce una incertezza che in alcuni diventa indifferenza, in altri paura, in altri collera e rivolta. Ma l'incertezza alimenta sempre in modo sotterraneo il bisogno di certezze, di regole, di idee e valori condivisi. È perciò un epoca propizia ai movimenti collettivi che prima portano all'estremo il conflitto, poi fanno emergere nuovi partiti, nuovi leaders e ricreano, spesso ad alto prezzo, il consenso e l'autorità.


Maldicenza
17 Settembre
La maldicenza è dovunque attorno a noi. Ma si presenta in forme diverse, più o meno cattiva e più o meno pericolosa. La modalità più semplice è quella del pettegolezzo, una forma di sapere sulle relazioni umane nascoste, non ufficiali, uno scavare nei sentimenti degli altri, nelle loro relazioni erotiche riservate. Un sapere essenzialmente femminile, perchè sono le donne a che studiano l'animo umano, l'amore, l'odio, l'erotismo, e ne parlano quotidianamente fra loro, E nel pettegolezzo può esserci l'informazione maligna, che diventa un arma nelle mani di chi ha risentimenti e rancori.
Esiste poi la maldicenza degli uffici, di tutti gli uffici, dagli ospedali all'università, che nasce da rivalità, invidie, ingiustizie. Diverse volte, non appena chiamato a dirigere una nuova istituzione è venuto qualcuno a darmi informazioni - riservate, riservatissime si intende - un semplice "si dice", su tizio, caio, le loro storie sessuali, i loro errori, gli imbrogli che hanno fatto. E a spiegarmi perchè questo ha fatto carriera e l'altro no. Pettegolezzi maligni per liberarsi di avversari, per farsi strada. Ma che contengono qualche verità per cui alcuni cattivi dirigenti li incoraggiano.
La terza forma di maldicenza è quella "del lamento". C'è gente che, quando ritiene di essere ingiustamente trattata da qualcuno, l'accusa di essere un delinquente, un farabutto e gli attribuisce ogni tipo di malefatte. Salvo poi, non appena costui l'aiuta, dirvi invece che è bravo, intelligente, onestissimo. È un veleno che gira molto nei corridoi del potere e della politica. Poi c'è la maldicenza che nasce dall'invidia e che colpisce chi sta in alto, chi ha potere. Meno quelli che hanno posizioni consolidate, i duri, i violenti che incutono paura e che si vendicano. Molto di più le persone aperte e generose, che fanno tutto bene e sono amate dalla gente. Perchè l'invidia si rivolge sempre ai migliori, non ai peggiori. E il loro valore che odia.
Da ultimo abbiamo la calunnia intenzionale, la menzogna scagliata per distruggere il credito di chi è salito in alto e prenderne il posto. La calunnia che prepara e giustifica la congiura, come nel caso di Cesare accusato di voler diventare re. O contro il generale Dalla Chiesa accusato di mettersi troppo in vista. Un metodo che viene sempre adoperato contro chi ha creato qualcosa di grande ma ha, come difesa, solo il suo valore e la sua rettitudine.


Parola scritta
10 Settembre
Noi viviamo nell'era dell'immagine e del suono; la parola scritta ha perso di importanza, e ne perde ogni anno di più. Nessun giovane impara più una poesia a memoria, mentre conosce centinaia di canzoni e passa ore ed ore ad ascoltarle. Anche la televisione ed il cinema sono una combinazione di immagine e di suono in cui il suono diventa sempre più importante. Se guardate un film degli anni cinquanta vi accorgerete che, anche quando c'è una famosa colonna sonora, vi sono molti spazi senza musica, per dare risalto ai dialoghi. Oggi chi fa il mixage si preoccupa molto più della musica che della comprensione delle parole. Un altro genere che ha perso di importanza è la saggistica. Mi riferisco alla saggistica che è analisi, riflessione sui problemi umani. La saggistica della Beauvoir, di Focault, di Morin, non ai libri politici, giornalistici o autobiografici.
C'è solo un campo in cui resta importante la parola scritta: la narrativa e il mondo del soggettivo. Romanzi se ne vendono molti anche se leggono più le donne degli uomini, anche se vanno più le opere superficiali che quelle profonde. E molti li scrivono anche se non vengono pubblicati. Aumentano poi soprattutto le e-mail, i dialoghi che corrono invisibili in internet.
A volte io ricevo, fra la posta inviata al mio sito, delle lettere molto belle, dei racconti di vita toccanti, spesso scritti bene, in cui la gente parla del suo amore, del suo dolore, dei suoi dubbi, dei suoi dilemmi come forse non saprebbe fare a voce perchè affrettata, concitata. Che non direbbe in televisione dove devi fare solo delle battute, devi divertire, mentre qui chi scrive vuol essere sincero e riflettere, analizzare, chiedere. E perchè la parola scritta, se vuoi essere capito dall'altro, se vuoi comunicare, ti impone di essere rigoroso, serio con te stesso, ti costringe a costruire sequenze logiche, ad argomentare. Talvolta ho l'impressione che la saggistica, la riflessione e l'introspezione rischiano di finire, nella nostra epoca, nel mondo sotterraneo di internet dove corrono informazioni e turpitudini, ma anche cose autentiche e sincere. Fuori ci sono "Il grande fratello", "Cultura moderna" le parole di mille cantanti osannati, ma il racconto di ciò che è intimo, di ciò che è vero perchè l'hai vissuto, l'analisi spietata del tuo amore e del tuo dolore, li trovi qui. Oppure nelle opere dei grandissimi scrittori, quelli che non tutti leggono perchè ti costringono ad una sincerità troppo soffocante.


Radici
3 Settembre
Nell'animo umano ci sono due tendenze opposte. Una ci porta a restare in una comunità in cui ci sentiamo sicuri, amati, protetti e che a nostra volta amiamo. È l'esperienza che ogni bambino fa nella famiglia col papà, la mamma, i fratelli. E che continua nel corso della vita con i compagni di scuola, poi con la città, il quartiere in cui abita. E, in seguito con la comunità politica, religiosa, la Patria. Ma accanto a questa, esiste la tendenza ad uscire dal gruppo per fare nuove esperienze, conoscere altre persone, creare cose nuove. Gli adolescenti si sentono schiacciati dai doveri, dalle regole, dalle abitudini dell'’infanzia. Provano sconosciuti desideri sessuali. Non prendono più come modelli i genitori, ma gli altri ragazzi, quelli che emergono, i divi dello sport, della televisione: si ribellano, rischiano.
In ogni età della vita vi sono periodi di stabilità, di radicamento ed altri di ricerca e di rivolta. E lo stesso vale per la società che, dopo lunghe fasi di stabilità, viene scossa da movimenti e rivoluzioni perchè ogni cosa immobile lentamente soffoca la vita che è continuo mutamento. Noi siamo vivi perchè tutte le cellule del nostro corpo si rinnovano continuamente e lo stesso vale per le nostre istituzioni, per le nostre città.
Ma come c'è un eccesso di rigidità, c'è un eccesso di dissoluzione. In Europa oggi attraversiamo una fase di disintegrazione delle nazioni, dei partiti, delle religioni, della famiglia, dei rapporti di impresa. Bauman parla addirittura di una società "liquida" per indicare che tutti i rapporti sono diventati evanescenti. Ma in altre parti del mondo avviene il processo opposto. Pensiamo all'emergere delle nuove potenze: la Russia, la Cina, l'’India, l'Iran. E a quali spaventose forze coercitive le tengono insieme. Per noi sarebbero insopportabili.
Si, ogni essere umano desidera una comunità forte in cui sentirsi protetto, sicuro, sereno, in cui tornare ogni volta per rigenerarsi. Ma l'eccesso di stabilità può trasformare questo stesso luogo in una prigione e allora, per essere veramente noi stessi, per provare sentimenti autentici, autentici desideri, dobbiamo romperne le barriere. Rischiando così di precipitare nell'eccesso opposto e finire isolati, sradicati, in esilio. Chiunque cerca la sicurezza costruendo muraglie, alimenta il desiderio di libertà. E chi vuole una vita senza freni, senza regole, senza doveri, poi cercherà una casa, una fede, un amore.


Tanto ormai
28 Agosto
Mi è capitato molte volte di lasciare un mio amico o un mio conoscente in condizioni disastrose, o di salute, o economiche, o di carriera. E mi domandavo, spaventato, come avrebbe fatto a resistere, come sarebbe andato a finire. E invece, rivedendolo dopo anni, l'ho ritrovato che stava bene, allegro, pieno di vita, con una nuova attività, qualche volta con una nuova moglie o un nuovo marito. E ho capito che, in realtà, non possiamo mai dire che una persona è finita perche tutti abbiamo enormi capacità che non utilizziamo e la vita ci offre sempre nuove opportunità, impensabili prima.
Ma forse c'è qualcosa di più profondo. Quando, vieni duramente sconfitto o quando affronti una malattia mortale, ti allontani dalla realtà presente, ti ritiri in te stesso, è un pò come se fossi morto, E quando ti riprendi, quando guarisci, è come se ti fosse data una seconda vita, e ti prende un desiderio febbrile di fare, di avere nuove esperienze. Un mio amico molto avanti negli anni, guarito da un tumore giudicato incurabile, si è comperato una bellissima barca e va in giro per il mediterraneo con gli amici. Un altro ha scritto un libro che ha avuto un insperato successo.
Una mia amica è diventata famosa facendo della pubblicità, un'altra ha adottato un bambino, una terza ha semplicemente imparato a godere delle cose belle che incontra: un bagno nel mare, il suo giardino, un viaggio, una festa da ballo e, quando le parli, ti rasserena.
Per questo non bisognerebbe mai dire "tanto ormai". Tanto ormai non posso avere figli, tanto ormai non mi sono laureato, tanto ormai sono in menopausa, tanto ormai sono in pensione. Non ha senso : è come dire "tanto ormai i saldi sono finiti". Si i saldi sono finiti, ma ci sono infinite altre possibilità di acquisto E non bisognerebbe nemmeno perdere tempo a lamentarci di non avere più questo o quello, o rimuginare sui nostri errori o sul male che ci hanno fatto gli altri. Sbagli ne facciamo tutti e cattiverie ne riceviamo tutti. Non è semplice ottimismo: fa le cose che ti piacciono, che ti stimolano e lascia perdere il resto. Non parlare con chi ti è antipatico, con chi ti annoia, non guardare i film che non ti interessano, spegni la televisione che ti irrita. E se invece c'è qualcosa che per te ha realmente valore, lotta per realizzarlo. Sei vivo a novant'anni come a venti. E lotta senza paura, col piacere, con il gusto di farlo, come fosse una gara di sci, o di tennis, o una maratona.


Insegnamento
23 Luglio
Ci sono giovani che hanno grandi capacità, straordinari talenti. Ma sono pure potenzialità che, per manifestarsi, hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a riconoscerli, a coltivarli, a metterli a frutto. Ho conosciuto giovani che avevano l'intelligenza e l'autodisciplina sufficienti per riuscire in qualsiasi scuola. Sarebbe bastato che i genitori potessero mandarli in un buon liceo, e poi nella facoltà che volevano. Ne ho conosciuto invece altri che, in quella terribile età che va dai quattordici ai venti anni erano troppo ribelli, irrequieti, non volevano studiare. Occorreva qualcuno che offrisse loro un lavoro adatto, li inserisse in un gruppo. La nostra vita dipende, come fosse sospesa ad un filo, dalle occasioni che ci sono offerte e dalle persone chi incontriamo: un insegnante, un amico, colui di cui ci siamo innamorati. Basta un nulla e può prendere una direzione o quella opposta. Per questo occorre fornire a tutti la possibilità di studiare ma poi, ai più dotati bisogna dare qualcosa di più, un ambiente, una comunità, una scuola. Ma non pensiamo alla scuola burocratica, alla università dei crediti e dei test. L'educazione vera parte sempre da un maestro, sia esso un filosofo, uno scienziato, un musicista, un grande artigiano, che raccoglie attorno a se dei giovani che ardono dal desiderio di imparare, di fare. Li seleziona, li stimola, li guida. Pensiamo alle scuole di Platone e di Aristotele, alle prime università europee, alla bottega del Verrocchio, all'istituto di Enrico Fermi. Il cuore dell'insegnamento è sempre una relazione diretta fra allievo e maestro, ed è sempre anche una comunità in cui gli allievi vivono, studiano lavorano, ricercano, creano insieme ai maestri. Un luogo dove si combinano la libertà e il metodo, la fantasia e la disciplina, la innovazione e l'autorità. Ed i giovani, quando si offre loro questa opportunità, reagiscono entusiasticamente perché è quello che tendono spontaneamente a fare: stare insieme, scambiarsi le esperienze, conoscere, creare qualcosa.
Ma come è difficile realizzare questo tipo di scuola! Perchè cozza contro il coacervo di regole burocratiche costruite per gestire la mediocrità, contro la pigrizia amministrativa, contro l'ignoranza dei politici preoccupati solo dei risultati immediati. Così il tipo di educazione più vera, più importante, resta ancor oggi affidata quasi solo alla iniziativa dei singoli, alla loro fede, al loro coraggio, alla loro testardaggine.


Il valore
9 Luglio
Noi non possiamo darci valore da soli. Ce lo danno gli altri fin da bambini amandoci, apprezzandoci, dicendoci bravo. In realtà non possiamo dare valore a nulla perchè sono gli altri che, col loro comportamento o con le loro parole ci dicono cosa è buono o cattivo, cosa è desiderabile. Se prendete due fratellini e mettete davanti a loro un qualsiasi oggetto, non appena uno lo prende in mano, l'altro lo vuole anche lui. Ha imparato a desiderarlo dal primo.
Esiste poi, in ogni essere umano, una spinta interiore a creare, ad agire, a costruire, cioè ad oggettivare tutto ciò che sente e pensa. C'è chi suona uno strumento musicale, chi apre una pizzeria, chi diventa insegnante, chi scrive libri e chi costruisce grattaceli. Sono tutte oggettivazioni del suo spirito: l'uomo si realizza in ciò che fa. Ma quando abbiamo creato una nostra opera, abbiamo anche bisogno di vederla riconosciuta, apprezzata dagli altri. Il musicista la sua musica, l'architetto la sua costruzione, lo scienziato la su ricerca. Perchè nessuno può dirsi bravo da solo. Possiamo costruire, realizzare, fare cose stupende ma, per sapere che valgono, per sapere che abbiamo meritato, bisogna che qualcuno ce lo dica. Il bisogno di riconoscimento non è vanità.
Che cosa avviene allora quando una persona ha dedicato anni ed anni a costruire qualcosa di stupendo per la sua comunità, il suo paese, e non solo nessuno l'apprezza, ma la ostacola e glielo distrugge? Come può conservare la fiducia in se stessa, trovare la forza di vivere e creare?
La risposta è una sola: devi ricominciare da capo. Allontanarti dal vecchio mondo, andare in esilio, affrontare la solitudine. E vedere nuova gente, quella che non hai mai frequentato, quella che non conoscevi, che non capivi e di cui magari diffidavi. Avere nuove esperienze, fino a che non cambi interiormente, fino a che non ti importa più nulla di ciò che è accaduto, e non scopri nuovi piaceri e nuovi interessi. Finchè non ritrovi il gusto di ridere e non torni a vedere il mondo con l'occhio ingenuo, fresco del bambino. Allora ti accorgi che non hai poi perso molto che ci sono altri modi di vivere ed altre cose da fare e da inventare.
Certo è una cosa più facile da fare da giovani e che diventa sempre più difficile da vecchi perchè si diventa schiavi delle proprie abitudini e del passato. Ma è l'unica salvezza. Chi si ferma a guardare indietro diventa una statua di sale come è successo - ci racconta la Bibbia – alla moglie di Lot.


I tecnocrati
25 Giugno
Con la mondializzazione è cambiata la struttura organizzativa e la leadership delle imprese. Un tempo una società americana avrebbe messo dovunque manager americani ed una francese manager francesi. Oggi il presidente di un'industria americana può essere turco e il presidente di una impresa tedesca argentino. E anche ai livelli inferiori si trovano managers di diverse nazioni che fanno carriera spostandosi da un paese all'altro dove devono affrontare situazioni sempre nuove con collaboratori sempre nuovi. Essi perciò devono conoscerne le tradizioni, la mentalità, oltre a capire la mentalità dei propri collaboratori. Aggiungiamoci le continue innovazioni tecnologiche, il continuo mutare della concorrenza, l'irruzione di fattori politici. No all'impresa moderna non basta più un manager burocratico che cala dall'alto un progetto rigido, poi da ordini e ne controlla in modo formale, l'esecuzione. Come si continua a fare nella pubblica amministrazione. Occorrono invece managers ad un tempo forti ed adattabili, capaci di governare progetti a lungo termine e di reagire prontamente al mutare delle circostanze.
Ma oltre al manager burocratico è tramontata anche la figura del tecnocrate che applica formule astratte ad una realtà concreta.
Il giovane Shah aveva cercato di modernizzare l'Iran con l'aiuto di economisti, agronomi, ingegneri americani o formatisi nelle università americane. Costoro avevano impostato ampie riforme nel campo dell'agricoltura, della scuola e della famiglia. Ma ignoravano la storia, la lingua, del paese, ignoravano persino l'importanza del clero sciita e la sua rete di tradizioni, di privilegi. Così hanno finito per renderli nemici e scatenare quella opposizione che culminerà nella rivoluzione di Khomeini. Anche dopo la caduta del muro di Berlino, nei paesi dell'est sono arrivati legioni di giovani economisti occidentali con la formuletta matematica per realizzare in pochi anni un impetuoso sviluppo economico. È stato un fallimento totale. Mentre vi è riuscita la Cina sotto la guida del vecchio navigato, saggio politico Teng Tsiao Ping.
In un mondo mondializzato le imprese non hanno bisogno di manager autoritari e di tecnocrati astratti hanno bisogno di veri leaders, delle personalità complete autorevoli, carismatiche, capaci di motivare, stimolare, sorreggere guidare esseri umani concreti. Leader capaci di gestire problemi complessi, di lavorare in gruppo e di valorizzare ed utilizzare le idee e la creatività di tutti.


Postmoderno
18 Giugno
Certe volte gli uomini sono convinti di vivere in una epoca di straordinario progresso, di straordinarie possibilità. È successo alla fine del settecento, il periodo dei lumi. È successo alla fine dell'ottocento, l'epoca delle magnifiche sorti e progressive. Anche i comunisti sovietici, i fascisti ed i nazisti erano convinti di avere davanti un radioso futuro. Vi sono invece epoche in cui gli intellettuali ritengono che tutto vada male. Di solito avviene dopo fasi di grande euforia. Dopo l'euforia del 1968 è incominciata la crisi delle ideologie e del marxismo, ed i sociologi hanno incominciato a parlare di postmoderno per denunciare l'avvento della irrazionalità e della insicurezza. Bauman ha inventato una espressione ancora più pittoresca, "modernità liquida" per dire che, nella nostra società tutte le formazioni sociali, lo Stato, il partito, l'impresa, la famiglia sono instabili, provvisorie, precarie. Che non sono più possibili progetti, impegni a lungo termine, che tutto è egoismo insicurezza e paura.
Non ho mai creduto a queste analisi. I contadini sono sempre vissuti in uno stato di spaventosa insicurezza e precarietà, spesso al limite della sopravvivenza fisica.
Durante tutto l'ottocento e tutto il novecento gli operai sono sempre stati minacciati dalla disoccupazione. In URSS, in India, in Cina ci sono state paurose carestie spontanee o provocate. Aggiungiamoci l'insicurezza e la paura dovuta alle guerre mondiali e alle guerre civili. No, la nostra società non è più insicura e precaria di quelle del passato. Vi è anzi benessere diffuso, sicurezza sociale. La gente evita i lavori più faticosi lasciandoli agli extracomunitari e cerca di svolgere attività espressive, creative. Se non crea coppie stabili e non fa figli non è perchè si sente in pericolo, ma perchè vuol essere libera, e i figli richiedono di lavorare moltissimo, di sacrificarsi, di rinunciare al divertimento e, talvolta, anche alla carriera. La nostra è un epoca edonista, ma non è nemmeno vero che siano scomparse la lealtà, l'amicizia, la generosità e la capacità di mantenere la parola data. La gente cerca il piacere, ma continua ad amare, a lavorare e non è vero che abbia perso il senso del dovere. Semmai quelli che danno l'impressione di non averne a sufficienza sono i membri delle elites politiche ed economiche. Visti i privilegi di cui godono, vorremmo vederli più onesti, più disinteressati, più rigorosi, più efficienti. La responsabilità l'hanno sempre le elites.


Il passato
4 Giugno
Due persone, quando sono innamorate, per conoscersi ed amarsi in modo duraturo devono raccontasi la propria vita. Chi dice: "non voglio sapere nulla del tuo passato perchè quello che conta è solo i presente" rischia, dopo qualche tempo, di trovarsi con uno sconosciuto. Nel vero profondo innamoramento invece noi amiamo l'altro nella sua interezza: non solo ciò che è, fa, e ci dice oggi, ma anche come era, cosa provava da bambino, da adolescente, da giovane. Desideriamo conoscere le sue emozioni, vedere il mondo come lo ha visto lui e vederlo come appariva agli altri. Perciò raccogliamo le sue fotografie e le guardiamo con commozione. È come se volessimo essergli stati sempre accanto, accompagnarlo passo col nostro amore, condividere tutto con lui nel passato come lo condividiamo nel presente. C'è però un punto che non possiamo superare: non possiamo condividere le sue esperienze quando faceva all'amore con un'altra persona partecipare della felicità che provava con lei. Chi esagera su questa strada va incontro ad una intollerabile gelosia del passato. Ma è il stesso nostro amato che spontaneamente ce lo impedisce. Un nuovo amore significa incominciare una nuova vita, entrare in un nuovo mondo e questo richiede di staccarsi dal vecchio. Egli perciò, ricordando ciò che ha vissuto, tende a liberarsene, a considerale prive di valore. Nel momento stesso in cui ricorda certe esperienze si rende conto che è tutto finito e se ne allontana ancora di più. Così ci dirà proprio quello che vogliamo sentirci dire: "Si ho amato quella persona, ma non significa più nulla, mi da addirittura fastidio ricordarle. E non è stato nulla in confronto alla felicità che provo ora". Lo stesso facciamo noi quando gli raccontiamo la nostra vita. Cerchiamo di farlo partecipare a tutte le esperienze positive, quelle arricchiscono il nostro rapporto, quelle ciò che vogliamo continuare a vivere insieme a lui e, nello stesso tempo, ci separiamo da quelle che consideriamo errori o che sono finite.
Ecco perché è tanto importante che le persone che si amano riesaminino e si raccontino la loro vita. Perchè, facendolo, entrambi correggono i propri errori e compiono una specie di riscrittura a due mani del loro passato in modo da rafforzare quanto li unisce ed annullare, dimenticare o scartare quanto li divide. Per condividere quanto serve per costruire il loro amore e annullare quanto lo potrebbe ostacolare.


Cittą
28 Maggio
In molte città italiane, soprattutto a Milano, utilizzando le aree industriali dismesse, sono stati creati molti nuovi poli di sviluppo. E quasi sempre affidandone il compito a famosi architetti. È un rifiorire delle città dopo un lungo periodo di ristagno. Ma, proprio perchè le città rifioriscono imponenti e con architetture avveniristiche, bisogna anche indicare cosa manca perchè siano vivibili e adatte all'uomo.
La prima cosa di cui ha bisogno una metropoli moderna è una rete di trasporti sotterranei comodi, rapidi, sicuri che arrivano dappertutto rendendo inutile l'automobile e i posteggi. Anzi, bisognerebbe fare prima i trasporti e poi gli edifici ed i quartieri residenziali. Londra e Parigi disponevano di una ricchissima rete metropolitana già alla fine dell'ottocento. A Parigi in un istante vai da Montparnasse a Montmartre, per attraversare Roma ci metti tre ore. I nostri amministratori non si sono occupati di questo problema: i prossimi dieci anni dovrebbero metterlo fra le priorità assolute. Un altro problema è la vivibilità degli edifici. I grandi architetti moderni non progettano gli edifici per chi li abita, ma per farli ammirare dall'esterno. Prendete quello di Nimayer alla Mondadori di Segrate.
Stupendo. Ma consiste in un unico, sterminato Open Space in cui gli individui, per sopravvivere, si trincerano in una nicchia costruita da libri, manifesti, fotografie, vasetti di fiori. Altri hanno le pareti curve, senza posto per i mobili e le finestre sprangate, con le gente che soffre di asma. Ma soprattutto, accanto di grandi monumenti architettonici, occorre creare una edilizia abitativa bella, armonica, e rigenerare i vecchi quartieri delle nostre città invecchiati, fatiscenti. Restaurare le vecchie case o abbatterle e rifarle, per dare abitazioni a basso prezzo ai giovani che vogliono mettere al mondo dei figli, agli anziani e agli immigrati.
Le città hanno infine bisogno di luoghi di cultura di incontro, di ritrovi comodi, facilmente raggiungibili. Cosa sarebbe Parigi senza i suoi caffè? Pavia, Oxford, Cambridge e Bologna senza le loro università inserite nel tessuto urbano? Sono convinto che se gli urbanisti, gli architetti e gli amministratori si ponessero seriamente questi tre problemi: trasporti sotterranei, abitabilità e luoghi di cultura e di incontro, la gente avrebbe più voglia di vivere, di incontrarsi e diventerebbe più ottimista, più creativa, più produttiva.


Giovani
28 Maggio
Penso sia utile che i genitori e gli insegnanti leggano il libro di Marida Lombardo Ho dodici anni e faccio la cubista. Perchè mostra come gli adolescenti comunicano fra di loro attraverso un circuito completamente diverso da quello adulto. Un circuito costituito da blog, chat e mail, messaggi sui cellulari, che funziona ininterrottamente a casa come a scuola, con codici spesso difficilmente comprensibili. Sia ben chiaro: i giovani hanno sempre avuto la tendenza a riunirsi in gruppi, a costituire una società a parte, un proprio mondo con propri idoli, un proprio abbigliamento, propri valori, un proprio gergo. Essi anticipano il futuro e perciò devono differenziarsi dagli adulti, emanciparsi da loro. È nei loro gruppi e nei loro circuiti di comunicazione che nascono le prime esperienze sessuali, le fantasie erotiche, gli incontri, gli amori, tutto ciò che, da mondo e mondo, appartiene di diritto alla adolescenza.
Ricordiamo, per precisione, che la grande separazione fra giovani e adulti è avvenuta molto tempo fa, negli 1960-70 quando si è formata "internazionale giovanile" che si è ribellata al mondo adulto; pensiamo ai figli dei fiori, ai movimenti studenteschi, alla rivoluzione sessuale e alla diffusione della eroina.
Oggi le separazione è molto diminuita. Nel campo artistico, nel cinema, nella musica e in TV, le generazioni sono mescolate e, nelle letteratura i ragazzi hanno riscoperto l'amore romantico grazie a Mocci e ai sui best sellers come Tre metri sopra il cielo.
Ma la Lombardo ci ha anche mostrato che nelle rete di rapporti e di comunicazione si incontrano, delle aree pericolose. Per esempio alcune discoteche pomeridiane per adolescenti sono, in realtà, delle vere e proprie centrali di droga e di prostituzione. In alcune le ragazzine di dodici anni vengono costrette da maschi di sedici - diciotto anni, a prendere alcoolici, mariuhana, estasi, cocaina, a fare sesso con tutti, a prostituirsi in continuazione. E tutto viene comunicato atttraverso la rete di comunicazione elettronica di cui parlavamo: inviti, feste, richiesta di consiglio, sfoghi personali, ma anche domanda e offerta esplicita di sesso, di droga e di prostituzione. Sono casi estremi, ma che però ci ricordano che, quando i ragazzi vengono lasciati completamente soli, corrono sempre il pericolo di finire vittima di branchi dominati dagli individui più spregiudicati e violenti. Qualche volta vere e proprie organizzazioni delinquenziali.


Valori
21 Maggio
"Non ci sono più valori" è una frase che si sente ripetere in continuazione anche in TV. Non è vero. La nostra società ha un grande corpo centrale di valori condivisi da tutti, come l'amore, l'amicizia, la generosità, il coraggio, la solidarietà sociale, la giustizia, la pace, la libertà di parola, di stampa, di culto, il sapere scientifico, le libere elezioni, la cura dei vecchi, dei malati, dei bambini, l'uguaglianza di uomini e donne, il rispetto per gli animali e della natura. Inoltre è un valore che la gente non sia armata, non compia vendette sanguinose, non sia ammessa la pena di morte e la tortura, Tutti condannano l'assassinio, lo stupro, il furto, l'inganno, il plagio, il bullismo. Certo, vi è gente che questi valori non li rispetta; in tutte le società ci sono i delinquenti, i maleducati, i ribelli e chi li protegge.
Però nel nostro paese, accanto a questo corpo di valori condivisi, vi sono anche delle differenze e le principali fanno capo a due grandi tradizioni culturali. La prima è la tradizione cattolica. Coloro che vi appartengono ritengono un valore la castità prematrimoniale, l'amore e l'indissolubilità del matrimonio, la fedeltà coniugale, avere dei figli, la maternità e la paternità, mentre sono contrari all'aborto, alla prostituzione, alla eutanasia, alle manipolazione genetica non terapeutica.
Condannano l'avidità di denaro, la libertà sessuale e le droghe. Rigorosi sui principi, lo sono meno nella pratica perche la morale cattolica non ha mai negato di essere difficilmente realizzabile nella sua interezza. All'opposto troviamo coloro che appartengono alla tradizione illuminista e scientista, per cui l'uomo è libero di fare di sè ciò che vuole. Essi sono favorevoli a qualsiasi espressione della propria sessualità, al divorzio, a tutte le forme di convivenza e di matrimonio, alla eliminazione della designazione di padre e madre, all'aborto, a molte droghe, all'eutanasia e alla sperimentazione genetica. Alcuni anche all'incesto e alla pedofilia. Ovviamente con tutte le sfumature intermedie.
La corrente illuminista, antireligiosa e scientista è stata dominante nelle elites che hanno fatto il Risorgimento, ma poi ha perso vigore nel periodo fascista ed in quella democristiano dove anche i comunisti erano prudenti. Ha ripreso forza negli ultimi tempi, ed oggi assistiamo ad un violento scontro fra credenti e non credenti, cattolici e anticattolici. È questo conflitto che dà l'impressione che "non ci siano più valori".


Specialisti
14 Maggio
Le attività moderne diventano sempre più specializzate. Lo vediamo soprattutto nel campo scientifico. Un bravo scienziato deve conoscere in modo approfondito il suo settore, ma può ignorare il resto, e non sapere nulla, assolutamente nulla di storia, di letteratura, di musica, di filosofia o di politica. Ci sbagliamo perciò pensando che qualsiasi premio Nobel possa dare pareri autorevoli su tutto. E lo stesso vale per il mondo delle professioni. Il super specialista, indispensabile nel suo settore, diventa pericoloso al di fuori.
Un tempo il campo delle conoscenze era più limitato ed inoltre tutti, nella scuola media e nel liceo, ricevevano una ampia cultura generale che poi coltivavano nel corso della vita. I grandi scienziati che hanno buttato le basi delle scienze naturali, come Linneo e Buffon, avevano una formazione classica, Hegel possedeva una cultura enciclopedica, Pareto non era solo un grande economista, ma uno storico, un antropologo, un sociologo. E molto spesso trovavi persone di amplissima cultura fra i medici, gli avvocati, gli ingegneri, i magistrati, i giornalisti, i politici. Soprattutto in Europa, si riteneva che una formazione globale di altissimo livello fosse indispensabile per affrontare problemi complessi e il governo degli uomini.
A poco a poco questa concezione è stata abbandonata. Prima nella scuola, condannando il nozionismo, poi nella vita quotidiana. Tanto, si dice, puoi trovare tutto su internet e il resto te lo danno i programmi televisivi.
Ma se non hai studiato un pò seriamente certe materie come la chimica, la fisica, le scienze naturali, la storia, la letteratura e la filosofia non sei in condizione di cercare su internet e non puoi capire nemmeno quello che dicono gli specialisti perchè ti mancano i concetti di base. I managers ed i politici non sapranno nemmeno a quali specialisti rivolgersi. Ma anche il professionista che conosce solo il suo orticello ne risulta impoverito. E ne soffre perfino lo scienziato, perchè l'innovazione avviene sempre nei settori interstiziali, ibridando diverse discipline.
Si, lo sappiamo che studiare è faticoso, che la notorietà e il successo si ottengono prima andando al Grande Fratello o facendo la velina. Ma un Paese moderno ha bisogno anche di scienziati, di bravissimi scienziati, professionisti, manager e politici che, oltre a conoscere in modo approfondito la propria specialità, abbiano anche grande cultura ed ampie vedute.


Sviluppo
7 Maggio
La vitalità di un Paese, di una impresa, di una famiglia si vede da quello che fa, da quello che costruisce, da quello che mostra. Lo sviluppo economico e culturale europeo dopo il Mille si è espresso con le sue stupende cattedrali. Oggi la vitalità della Cina è dimostrata dai grattacieli di Shangai, dalle sue navi portacontainer, quella della Spagna dalle sue metropolitane, quella della Francia dai suoi treni superveloci. Sono solo indicatori, solo simboli, ma più veritieri delle statistiche. Perché la gente che crea, oggettiva sempre in modo visibile il suo slancio, i suoi progetti, i suoi sogni. E, nei periodo creativi, la gente partecipa a quella creazione, la sente come propria. Negli anni Sessanta, quando vivevamo lo slancio del boom economico, abbiamo costruito in poco tempo una rete di autostrade, e tutti accorrevano a guardarle, ne erano orgogliosi. I Barilla costruivano il loro stabilimento accanto all'autostrada, anche per Parma, la loro città. In queste epoche l'uomo comune, partecipando del fervore attorno a sé, crede in se stesso, lavora, si fa una casa, un negozio, mette al mondo figli. Invece un Paese che ha perso lo slancio vitale, non fa più investimenti a lungo termine, non costruisce più autostrade, ferrovie, porti, acquedotti, centrali elettriche, dighe, università, biblioteche, grandiosi edifici pubblici o privati. Il finanziere subentra all'imprenditore. La gente diventa pigra, vive per le vacanze. Non è più orgogliosa di quello che viene realizzato nel campo dell'economia, della scienza, dell'arte, non lo sente più come proprio. Anche sul piano degli affetti di inaridisce. Dice che è depressa, tarda a sposarsi, non fa figli. I governanti fanno discorsi in cui senti che hanno perso la fede.
Il nostro Paese è già andato troppo avanti su questa strada. Ma sono convinto che siamo giunti a un punto di svolta. In Italia c'è un immenso potenziale di creatività paralizzato, c'è troppa gente che ha voglia di fare ed è frenata. Lo vedo fra i miei studenti, basta uno stimolo, una occasione, e quelli che sembravano apatici e spenti si scatenano, si mettono insieme, inventano, creano. Perciò fra poco emergeranno nuovi gruppi, nuovi imprenditori, nuovi leaders, insofferenti delle ideologie dell'inerzia e del lamento. Incominceranno a sognare, a costruire, e si ribelleranno a chi dice che non si può, a chi pone intralci, a chi vuol tenerli immobili. E alla fine, credete, vinceranno.


Faust
23 Aprile
Ogni individuo ha in sè innumerevoli potenzialità. Se il vecchio contadino da giovane fosse emigrato in una grande città avrebbe potuto diventare un imprenditore, la ragazza che si è distrutta con la droga poteva diventare una madre serena, il famoso scienziato un grande musicista. Ad ogni tappa della vita facciamo delle scelte, decidiamo di svolgere un determinato ruolo, diventiamo una persona definita. E dobbiamo decidere perchè altrimenti non sapremmo nemmeno chi siamo.
Però, qualsiasi strada prendiamo, nel profondo del nostro animo continua ad agitarsi il tumulto dei possibili. Faust di Goethe non vuol solo tornare giovane, ma vivere tante vite: infatti diventa un condottiero, sposa Elena ed ha un turbinio di esperienze. Nella vita quotidiana c'è chi placa questo desiderio di molteplicità accettando nuove sfide, chi facendo continuamente viaggi, chi con avventure erotiche con amanti, o anche solo partecipando alle esperienza altrui attraverso i romanzi, il cinema, le notizie di cronaca nera, i dibattiti ed i pettegolezzi della televisione. Tutti gli esseri umani sono attanagliati del desiderio contraddittorio di essere se solo stessi e, nello stesso tempo, diversi.
Una tensione continua fra l'essere e il divenire. Ed ora prevale più il desiderio di stabilità, il piacere di vivere con le persone che si conoscono, con abitudini e regole sicure, ora invece il desiderio del nuovo, del cambiamento, di altre vite. Quando prevale l'essere, quando siamo impegnati nello sforzo di rafforzare la nostra identità guardiamo con diffidenza tutti coloro che hanno scelto la strada dell'avventura e dell'eccesso. Ma, quando ci imponiamo, o ci viene imposto, uno schema troppo rigido, il tumulto di ciò che avremmo potuto essere ci fa sentire la vita quotidiana come una prigione. E vogliamo aprire le finestre, attratti dal tumulto disordinato dell'esistenza, affascinati dalle sue molteplici, stupefacenti forme.
Oltre una certa soglia la tensione porta alla rottura. Allora c'è chi lascia un lavoro sicuro per il rischio dell'imprenditore, chi si getta nella vita politica, chi ha una conversione religiosa, chi si innamora. E, quanto più era rigida la corazza che si era imposta con l'autodisciplina, tanto più la rottura può diventare esplosiva e pericoloso. Tutti dobbiamo scegliere ed essere rigorosi. Però accettiamo la nostra complessità, rispettiamo la diversità, restiamo aperti sul mondo.


Sesso a scuola
9 Aprile
Si diffonde sempre di più fra i ragazzi e le ragazze dai dodici ai sedici anni l'abitudine di fare sesso, di filmarlo con i cellulari e poi passarselo fra amici o mandarlo in rete. L'iniziativa viene dai maschi più vecchi di qualche anno, che convincono i più piccoli e le ragazzine. Quasi sempre queste in seguito si pentono, restano traumatizzate, intervengono i genitori, ma poi tutto ricomincia come prima.
Cosa sta succedendo? Per rispondere dobbiamo partire da un dato biologico. A questa età i giovani maschi hanno due soli impulsi molto sviluppati: l'aggressività e il sesso. E la loro sessualità, a differenza di quella delle femmine, è totalmente separata dagli affetti amorosi.Quando possono fare ciò che gli pare, essi costituiscono dei bande aggressive, violente, con cui dominano gli altri. Alcune ragazze vanno con loro perchè innamorate del capo, altre perchè pensano che si tratta di un gioco, altre perchè terrorizzate. Nella scuola italiana si sono messi in moto gli stessi processi che sono sempre esistiti nei ghetti degradati delle metropoli, nelle favelas, dove comandano bande di giovani violenti e le giovani donne vengono schiavizzate e avviate alla prostituzione.
E come mai succede? Perchè è scomparso il controllo che, nel passato, veniva esercitato dalle famiglie e dalla comunità.
Negli ultimi decenni si è diffuso il convincimento erroneo che il mondo dell'amore, dei sentimenti delicati, delle buone maniere, della lealtà e della legalità sia qualcosa di naturale, di spontaneo. No. È il prodotto di millenni di civilizzazione e si conserva solo grazie alla continua vigilanza della comunità, alla sua costante azione educativa, alla sua continua crescita culturale. Quando questo ordine si rompe, per esempio in una guerra, vediamo esplodere i comportamenti primordiali più brutali: gli uomini torturano, stuprano, uccidono. Basta lasciare giovani maschi e giovani femmine insieme senza leggi, e ben presto si forma un gruppo dominante di maschi violenti ed armati che schiavizza gli altri e monopolizza tutte le femmine. Cosa fanno i signori della guerra in Africa, cosa fanno gli arabi nel Darfur ?
No, la pura spontaneità non produce vivere civile, ma solo paura, oppressione ed arbitrio. La civiltà è il prodotto della educazione degli impulsi attraverso la cultura, la morale, la legge. Soprattutto attraverso l'esempio. E gli esempi che danno questi giovinastri e le povere sciocche che li seguono sono disastrosi.


A genitori e figli
2 Aprile
Un tempo i genitori avevano molti figli. Oggi ne hanno uno, al massimo due, su cui concentrano tutto il loro affetto. La notte la mamma si alza per vedere se il piccolo respira. Per la parità dei sessi il padre non deve essere da meno. Al nascita di un bambino l'appassionato amore erotico degli sposi cede il posto all'adorazione del nuovo nato. Aggiungiamoci che la psicoanalisi gli spiega il pericolo dei traumi infantili. Bisogna evitarli ad ogni costo. Se il bimbo piange ha un trauma, se è malcontento ha un trauma. Se va male a scuola ha un trauma. Gli insegnanti sono visti come potenziali erogatori di traumi, e spesso i genitori si schierano con i figli contro di loro.
Un tempo l'amore dei figli per i genitori era dato per scontato. Oggi non più. Oggi invece si vedono molti genitori che temono di non essere amati dai figli e cercano di guadagnarsi il loro affetto con elogi, regali, concedendo immediatamente tutto quello che chiedono. A volte sembrano addirittura in competizione fra loro per farsi amare di più, per stabilire un rapporto privilegiato. E non escludo che si sia messo all'opera un meccanismo psicologico nuovo e pericoloso. Un tempo, il matrimonio durava tutta la vita, e nessuno correva il rischio che l'altro coniuge gli portasse via i figli. Ora non più.
Anche se sono innamorati, gli sposi temono che, un giorno, il loro amore potrebbe finire, potrebbero separarsi e trovarsi davanti a un giudice.
Allora ciascuno, sia pure inconsciamente, incomincia a premunirsi: per scongiurare il pericolo di perdere l'amore dei figli, cerca di farsi amare in modo indelebile. Se il matrimonio, in molte famiglie, non è più "per sempre", ogni genitore cerca di stabilire un rapporto "per sempre" con i figli. È sorto un grovigli di timori, che non si ammettono, però esistono.
Arrivati alla adolescenza i ragazzi vogliono fare da soli, rifiutano i consigli, non sopportano di essere guidati. Però spesso non sono stati abituati ad affrontare le difficoltà, a lottare, a resistere alle frustrazioni, alla sconfitte, al dolore, alla solitudine. Sono fragili, e quindi facili preda della seduzione della droga. Di fronte alle difficoltà puoi fumare uno spinello, bere e, soprattutto, con un po’ di coca, sentirti un padreterno che non sbaglia mai.
Signori genitori, quella che ho esposto è solo una ipotesi. Tuttavia osservatevi con serenità, e prendete l'impegno reciproco di non competere mai per l'amore dei vostri figli. E cominciate a abituarli ad affrontare le difficoltà. Starete meglio tutti.


Droghe
26 Marzo
Che cosa significa la diffusione della cocaina in tutti gli ambienti a partire dai giovani? Perchè questa droga e non un altra? Un tempo era diffuso l'alcool che da un senso di ottimismo, stordisce ed esaspera l'espressione delle emozioni. L'alcool vuol essere oblio e diventa pathos. Negli anni sessanta si diffuse l'LSD un allucinogeno estremamente pericoloso, che i suoi adepti usavano sognando di superare i confini delle propria coscienza, di sperimentare altre vite, altri mondi. È il momento dell'immaginario, della visione. Poi è dilagata l'eroina che ha devastato una intera generazione. Chi la prende non agisce, non lavora, si abbandona come un clochard e cerca la beatitudine del nulla. È la cultura dell'annullamento, del nirvana.
Oggi si diffonde la cocaina. Questa, al contrario dell'altra è la droga dell'azione e della sfrenatezza. Ti fa sentire onnipotente, annulla la fatica, aumenta la tua capacità di concentrazione. Ma lo fa con qualsiasi cosa tu faccia in quel momento: giocare a carte, parlare, fare sesso, ballare, lavorare, correre. E tutto ciò che stai facendo ti appare sempre giusto, perfetto. Non hai nessun senso del limite, nessuna inibizione, non devi rendere conto a nessuno: ti senti al di sopra del bene e del male.
La cocaina è la droga del dominio e della volontà di potenza
Per qualcuno è un mezzo provvisorio per fare cose sgradite. Alcune ragazze la prendono per resistere alla fatica notturna, fare ciò che chiede il cliente, prostituirsi. Poi smettono. Alcuni studenti, alcuni managers la usano per affrontare un prova difficile senza inibizioni e paure. Per molti però diventa, a poco a poco, un grimaldello per evitare le difficoltà e le responsabilità. Lo studente, un tempo, prendeva la simpamina per non addormentarsi e studiare di più. Ora prende la cocaina per essere brillante all'esame. Non gli serve per prepararsi, gli evita di farlo.

Tutte le droghe sono sempre state un mezzo autodistruttivo per non affrontare le prove della vita a viso aperto, facendo ricorso alle proprie risorse interne, alla propria ricchezza emotiva e spirituale. Con la cocaina la gente rischia di bruciarsi il cervello per sentirti onnnipotente, senza inibizioni, senza freni morali, il superuomo di Nietzsche. Perchè lo fa? Forse perchè non ha più energia, ideali, motivazioni, non ha più passioni, non ha più fede. E cerca il puro senso del potere come sostituto del vuoto interiore che l'attende.


Personalitą
19 Marzo
Ci sono maestri che non sopportano che un loro allievo emerga e possa, un giorno, essere più famoso di loro. Vi sono direzioni di giornali che non sopportano autori che eccellono per la loro fama personale. E vi sono ideologie contrarie allo sviluppo di forti personalità autonome, che non credono che il progresso, possa avvenire grazie ad individui eccezionali, ma solo grazie al lavoro di molti uomini comuni.
Ora è certamente vero che il progresso scientifico è il prodotto di uno sforzo collettivo in cui ogni singolo scienziato dà un contributo che, in un certo momento, può rivelarsi essenziale. E che lo sviluppo economico è dovuto a milioni di imprenditori ed lavoratoti che creano ricchezza. Ma non vi è alcun dubbio che, in tutti i campi, è indispensabile il contributo dell'individuo geniale che guarda dove nessuno pensava di guardare, che sintetizza nella sua mente fatti che gli altri non avrebbero mai unificati. Senza Galileo poteva passare un secolo prima che qualcuno potesse immaginare la forza di gravità e, senza Einstein, lo spazio-tempo. Pensiamo poi ad artisti come Dante e Shakespeare che, da soli, hanno plasmato un modo di pensare ed una lingua e a cosa sarebbe la musica senza Bach, Mozart o Beethoven.
Queste grandi personalità sono complesse, fragili, qualche volta poco capite dai genitori, dallo sposo e perfino dai figli. La gente li sente diversi e loro spesso si sentono soli. A volte diventano scontrosi, In realtà sono così assorbiti dai loro sogni da apparire ingenui, preda dei mediocri che vogliono impossessarsi di ciò che hanno creato e attribuirsene il merito. Studiando centinaia di biografie si resta sconcertati vedendo quante difficoltà, quanta ingratitudine abbiano raccolto persone a cui avremmo dovuto riconoscenza. E che hanno affrontato animati solo da un sogno, da un ideale.
E’ perciò assolutamente sbagliato confondere questi grandi personaggi con gli "uomini del potere" sia esso politico, economico o mediatico. Costoro troneggiano prepotenti ed arroganti, esigono l'ossequio e gli onori, mentre i grandi spiriti creativi sono di solito riservati e schivi. Chi che li ha incontrati è quasi sempre rimasto colpito dalla loro umiltà, dalla loro semplicità e dalla loro gentilezza. Vi ascoltano con attenzione, capiscono il vostro problema e rispondono in modo elementare e chiaro. È a questo tipo di persone che dovremmo guardare, è da loro che dovremmo imparare.


Capro espiatorio
12 Marzo
Molto spesso noi siamo convinti di dare un giudizio personale ed autonomo mentre, invece, ci lasciamo guidare da schemi mentali ed emotivi automatici. E ci facciamo così trascinare da forze collettive che possono portarci a compiere errori o eccessi.
Uno di questi schemi mentali è l'imitazione. Noi impariamo dagli altri imitandoli. È così che i bambini imparano a parlare, a camminare, a giocare, a pensare e persino a cosa desiderare. Prendiamo due fratellini, mettiamo davanti a loro un qualsiasi oggetto, per esempio una palla. Nessuno la guarda finchè non la prende l'altro, allora la vuole anche lui. Noi desideriamo le cose degli altri. E soprattutto quelle che sono ammirate da tutti. È così che nasce l'invidia. Ma, paradossalmente, è così che nasce anche la adorazione del divo, del capo. Se tutti lo ammirano, anche noi finiremo per trovarlo straordinario.
E imitiamo allo stesso modo la violenza. Quando gli portano davanti l'adultera da lapidare, Gesù li ferma dicendo: "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Sapeva che, se qualcuno l'avesse lanciata, gli altri l'avrebbero imitato. In tutte le società, nei periodi di tensione, la gente cerca un capro espiatorio a cui dare tutte le colpe.
Manzoni ci racconta che, durante la peste, la gente accusava gli "untori", che venivano poi torturati e uccisi.
I tiranni in difficoltà hanno sempre additato al popolo un nemico su cui infierire. Stalin, ha fatto massacrare i contadini. I turchi, durante la guerra mondiale, hanno additato come capro espiatorio gli armeni che sono stati fatti morire di fame e di stenti. Hitler ha infierito sugli ebrei. Ma, anche nelle democrazie, ci sono periodi in cui i politici calunniano un nemico finchè gli altri non lo aggrediscono come cani rabbiosi.
Non pensiamo di essere immuni da queste forze. In politica anche noi ci facciamo sedurre dagli inquisitori. Poi seguiamo passivamente le opinioni dei nostri giornali, degli amici del nostro gruppo, leggiamo i libri indicati come best seller, ammiriamo i divi che ammirano tutti. La capacità di giudizio autonomo, personale è difficile e rara. E non confondiamola, per carità, con l'anticonformismo. Questo è arrogante e chiassoso, cerca il successo e l'applauso. Mentre la capacità di giudizio personale matura nella solitudine con la riflessione, il dubbio e richiede di saper di guardare il mondo con curiosità, con stupore, con ingenuità, con cuore puro. Tutte cose che, di solito, non sappiamo fare.


Scrivere
26 Febbraio
Se un Paese perde le sue radici culturali, la sua storia, la sua arte, la sua lingua diventa incapace di creare, e svanisce. Al tramonto dell'impero romano, gli artisti non erano più capaci di fare un ritratto, di scolpire una statua, nemmeno un capitello. Ed oggi io vedo, in Italia ed in Europa, la stessa pericolosa decadenza della capacità di creare. L'Italia distrutta e povera del dopoguerra ha prodotto un grandissimo cinema e grandi scrittori come Moravia, Buzzati, Gadda. E pensiamo alla fioritura culturale francese con pensatori come Sartre, Camus, Barthes, Foucault, Morin. Ma non voglio annoiarvi con i nomi. Basta dire che questi due Paesi, anche da soli, davano un contribuito essenziale alla cultura mondiale.
Oggi non è più così. E non si può attribuirlo, all'improvviso irrompere di autori indiani, cinesi, giapponesi o arabi. Dobbiamo domandarci se non abbiamo compiuto qualche errore fatale. Io penso di si. Lo abbiamo fatto quando abbiamo incominciato a disprezzare la nostra cultura, la nostra storia, la nostra scuola classica, la nostra filosofia, la nostra lingua, quando abbiamo rinunciato a prendere come modelli da imitare i nostri grandi personaggi. E quando abbiamo ristretto i programmi scolastici di italiano, di latino, di storia, di filosofia, a pensare che tutto si possa ridurre ad apparenza, immagine.
A credere che la lingua, il pensiero razionale sistematico non siano più importanti e si possa fare ogni cosa improvvisando, e che basti un vocabolario di mille parole. E che la storia sia inutile, per cui anche i manager, i professionisti, i politici affermati spesso non sanno chi erano Giacobbe, Teodorico o Ruggero Bacone e, nonostante la mondializzazione, non sanno nulla della storia dell'India o della Cina.
Certo, conoscono i cantanti, i calciatori, i politici, seguono i talk show e sfogliano i giornali. Ma questo tipo di cultura non consente di leggere e di capire un qualsiasi libro serio di saggistica o di filosofia. E chi non sa leggere questi libri non saprà mai nemmeno scrivere. E nemmeno fare un progetto, perché non saprà pensare in grande e in modo logico e sistematico. Ma paradossalmente questa cultura non basta nemmeno a fare buoni programmi televisivi che, infatti, ormai acquistiamo dall'estero e film che si impongano nel mercato mondiale. Se non vogliamo svanire dobbiamo tornare a spostare tutti i nostri standard verso l'alto: verso il rigore, la cultura, la fantasia, l'eccellenza.


Amori moderni
26 Febbraio
Sento continuamente dire che l'amore sta scomparendo sostituito sempre più dal sesso. Perchè il sesso è più facile, meno impegnativo e non viene più sentito come colpa. In realtà l'amore continua ad esserci, basta guardare i film, le fiction ed i libri letti per rendercene conto. Ma il modo in cui appare è diverso, diverso il modo in cui si sviluppa.
Poichè le esperienze sessuali sono sempre più precoci, già al suo primo nascere l'amore si presenta sotto forma sessuale e, tanto per il ragazzo come per la ragazza, è più difficile capire se quello che provano è una forte attrazione erotica o un vero innamoramento. Cosa meno importante per i maschi perchè cambiano volentieri, mentre le ragazze cercano un rapporto più intenso e, dopo qualche tempo, restano deluse. D'altra parte i maschi, contenti di avere il sesso facile, diventano poi prudenti quando devono abbandonarsi all'amore perche desiderano una donna fedele, tutta loro.
Naturalmente poi tutti, presto o tardi si innamorano. Nell'innamoramento tendono a fondere le loro anime come i loro corpi. Ciascuno racconta la sua vita e vuol vivere quella dell'amato La conoscenza reciproca consente a entrambi di far emergere le parti nuove di sé ed i propri desideri profondi.
Occorre perciò saper ascoltare, saper chiedere, sapersi donare. Ma nel mondo moderno dove tutto è veloce, molti vogliono vivere il loro amore in fretta, nel presente. Col risultato che, finita l'ebbrezza erotica, scoprono di non conoscersi e si accusano a vicenda di non essere come avevano immaginato. Così vediamo uomini e donne che cambiano "fidanzato" ogni anno ma sempre con minor fiducia di trovare l'amore pieno e totale che desideravano.
Per questo talvolta il grande amore sboccia tardi, quando entrambi si abbandonano e cercano solo di realizzare una intimità profonda. Allora scoprono stupiti che l'amore non solo produce un piacere erotico straordinario ed intense esperienze, ma che è anche allegria, scherzo, gioco. Che è bello anche aspettare il tuo amato alla stazione o viaggiare insieme in metropolitana. Mentre, nello stesso tempo, fa emergere dagli strati profondi della psiche, gli archetipi. In ogni uomo rinasce Tristano, in ogni donna Isotta la bionda. E a ciascuno il proprio amato appare come il premio per tutto ciò che di buono e di bello ha fatto nella vita. Per cui, stringendolo fra le braccia, prova un esaltante sentimento di esultanza e di orgoglio.


Ostacolo
19 Febbraio
L'artista ha bisogno del masso di marmo duro, resistente da vincere per far emergere la statua. In tutti i romanzi, in tutti i film ci deve essere un ostacolo da superare o un nemico da vincere. Senza egoismo non può esserci altruismo. Senza paura non può esserci coraggio. L'egoismo perciò non è solo l'ostacolo posto sulla strada dell'egoismo, ne è paradossalmente anche l'organo: l’egoismo è "l'organo ostacolo" dell'altruismo. La paura è "l'organo ostacolo" del coraggio, l'ingiustizia l'organo ostacolo della giustizia. La morale è sempre superamento di un ostacolo e la vita una continua lotta contro la malattia, contro la morte. E’ la morte che, come organo ostacolo della vita ce la rende qualcosa di prezioso da conservare, da prolungare, da arricchire. Per cui diventa tanto più importante quanto più si prolunga, si intensifica, quanto più sottrarre spazio alla morte. Sono i giovani che non hanno paura della morte, sono le società piene di giovani che fanno le guerre. Mentre l'aumento della popolazione, il suo l'invecchiamento, il suo desiderio di vivere stimolano la medicina a fare continue scoperte. E’ la consapevolezza che la nostra società è fragilissima - basta l'arresto del flusso di metano, dell'energia elettrica per provocare una ecatombe - a farci rinunciare alla guerra sostituendola con accordi commerciali. La vita si è evoluta come continua soluzione dei problemi, come lotta. Pareto ha dimostrato che le elites emergono dagli strati più bassi della società dove le condizioni di vita sono più difficili, oppure delle minoranze oppresse, perseguitate. I genitori che vogliono educare bene i loro figli devono spingerli a confrontarsi con difficoltà, con ostacoli. Dando loro appoggio, certo, senza mandarli alla sbaraglio, ma lasciandoli lottare, trovare la loro soluzione. Ed è anche sbagliata una scuola che non crea ostacoli, che non pone mete elevate, che non da premi e punizioni, che perdona ogni cosa e promuove tutti. Perchè ogni individuo vuol affermare se stesso, essere stimato, apprezzato per ciò che ha fatto. Devo poter dire qui ho sbagliato, qui ho fatto male, invece questo "questo è merito mio". Oggi parliamo tanto di evoluzione, ma l'evoluzione è stata il frutto di infiniti tentativi, fino a quando ha prodotto l'uomo e poi è continuata come evoluzione culturale, e continuerà come intervento dell'uomo sul suo stesso patrimonio genetico. Uno sforzo continuo, ascendente verso un ideale di perfezione che tutti noi intuiamo possibile, anche se infinitamente lontano.


Disonestą
12 Febbraio
Perchè dobbiamo essere onesti, leali, mantenere la parola data, non fare minacce e ricatti quando sappiamo benissimo che molti, usando mezzi illeciti si sono arricchiti, sono diventati potenti e vengono ammirati ed elogiati? Se molte fortune sono nate dalla genialità degli imprenditori, altre sono il frutto di furfanterie. Gli americani chiamano Robber Barons alcuni loro famosi magnati.
Se la disonestà paga, perchè tante persone continuano ad essere oneste, integre, corrette? Alcuni rispondono che lo fanno per timore della legge. Ma davvero credete che gli onesti siano onesti per timore del magistrato? No. Le leggi sono indispensabili, ma noi non siamo gentili con nostro marito o nostra moglie, non ci prendiamo cura dei nostri figli, non facciamo il nostro lavoro quotidiano, non aiutiamo gli altri per timore della legge. La società è fondata sui costumi, regole morali, valori, legami affettivi e solo quando questi fattori cessano di funzionare deve intervenire la legge. E non sempre con molto successo, come dimostrano le aree di mafia e di camorra. Il rigore morale è qualcosa che incominciamo a formarci da bambini attraverso l'esempio dei genitori, degli insegnanti, degli amici. E’ una bussola interna che rafforziamo da adolescenti, da adulti, nelle prove della vita.
E’ un costrutto personale, il prodotto di una volontà, di una autodisciplina come ogni altra virtù, ogni altra abilità. Il bravo pianista, il bravo calciatore devono incominciare presto, ma poi continuare a coltivare la propria capacità. Chi non si è costruito questa bussola considererà normale ingannare, rubare, tradire. E lo farà sempre.
Ora domandiamoci: gli onesti, coloro che hanno la bussola della integrità, come possono operare in un mondo dove ci sono tanti potenti corrotti e tanti spregiudicati? Non verranno sempre sconfitti? Non è detto. Perchè chi ha scelto la rettitudine ed ha rinunciato ad imbrogliare, è portato a sviluppare altre capacità. Un pò come il cieco che, non vedendo, acquista una straordinaria capacità uditiva tattile e cenestesica. L'onesto sviluppa molto di più l'intelligenza, la creatività, l'efficienza. Inventa, organizza, costruisce, ispira fiducia, ottiene credito. Quando devi fidarti veramente di qualcuno, vedere le cose fatte bene, sei costretto a rivolgerti a lui. Nessuno, nemmeno il politico più spregiudicato, può farne completamente a meno. Questa è la sua forza e per questo, alla fine, si afferma e rende vivibile la nostra società.


Diversi amori
5 Febbraio
Nonostante l'uguaglianza sociale, sul piano erotico maschi e femmine continuano ad essere diversi. Le femmine hanno una sensibilità della pelle, del corpo, una percezione degli odori molto maggiore. Pensano più all'amore, leggono romanzi, seguono con attenzione le vicende amorose dei divi dello spettacolo, discutono i casi dei loro conoscenti, insomma studiano l'amore e lo conoscono meglio dei maschi. Nella scelta del partner sono molto più esigenti e sono attratte dagli uomini che emergono per qualche qualità, sia essa la bellezza, l'intelligenza o la fama.
Lo si vede già nelle ragazzine di dodici, tredici anni che possono amare un divo del cinema, della musica o della televisione con una intensità di cui i loro coetanei maschi non sono capaci. Non pensano che a lui, riempiono la loro cameretta dei suoi posters, si informano sulle sue storie amorose, vengono prese dal batticuore alla sola idea di incontrarlo. Se potessero la bacerebbero, lo accarezzerebbero con infinita tenerezza. Ma non provano gelosia, sanno amare anche se non sono ricambiate. E’ amore adorazione, rivolto verso l'alto. Alcune donne conservano questa capacità di amare a lungo un uomo che ammirano, che le affascina e sono pronte a condividerlo con altre.
Quando però sono certe di essere riamate o lo sposano, allora diventano anche loro esclusive, gelose. Con la convivenza, la divinità diventa un uomo come gli altri.
Gli adolescenti maschi possono ammirare una diva, desiderarla eroticamente, ma è molto difficile che la amino a distanza come fanno la ragazzine col loro idolo. Sempre pronti a vagabondare sessualmente, pensano molto meno all'amore, non lo studiano e non sono preparati a gestirlo. Quando si innamorano è come se venissero travolti da una valanga, diventano incerti, confusi, agitati, esclusivi. Sopportano peggio delle donne la separazione e non capiscono l'ironia. Quando la loro amata si allontana, vogliono sapere tutto ciò che ha fatto, non solo per gelosia, ma proprio per essere virtualmente sempre con lei. Le loro innamorate spesso li trovano un pò comici e patetici, ma sono attratte dalla loro improvvisa fragilità. Però può anche accadere che, dapprima lusingate da tanta attenzione e tanto attaccamento, in un secondo tempo possono trovarli troppo possessivi e appiccicosi.
Sia ben chiaro che si tratta solo o di tendenze generali e che vi sono infinite eccezioni, ma conoscerle ci può aiutare a comprendere il rapporto di coppia.


Due errori del capo
29 Gennaio
Ci sono dei capi che non sanno comandare perchè non ascoltano, ed altri che non sanno comandare perchè non decidono. Più volte, in questi articoli, ho criticato i capi dispotici, autoritari, che non delegano nulla, che danno ordini senza aver consultato i propri collaboratori, i propri esperti. Capi che desiderano essere temuti, che vogliono vedere i propri dipendenti tremare davanti a loro e dire servilmente di si. O che, semplicemente, hanno una personalità così incombente che nessuno ha il coraggio di fiatare. Anche se sono dei geni costoro finiscono inesorabilmente per fare degli errori catastrofici. Nessuno ha spiegato a Napoleone i pericoli che correva avventurandosi all'interno della Russia per inseguire il generale Kutuzov. Ma chi aveva il coraggio di contraddire l'Imperatore?
Ed ora passiamo ai capi che compiono l'errore opposto. Qualche volta si tratta di persone poco intelligenti e paurose che non decidono per timore di sbagliare. Spesso sono burocrati terrorizzati all'idea di assumersi una responsabilità. Non prendono nessuna iniziativa, seguono la routine tradizionale che non fa correre loro nessun rischio. Vi sono poi i capi che desiderano essere amati, che non sanno dire di no, che promettono qualcosa a tutti, ma poi non concludono nulla perchè si invischiano in programmi contradditori.
Vi sono infine dei capi intelligenti e liberali che danno una grande autonomia ai propri collaboratori, li lasciano fare, li fanno discutere, favoriscono l'emulazione, la competizione per fare emergere molte idee, molte proposte. Alcuni di loro, però, prolungano troppo la fase di mobilitazione. Accogliendo sempre nuovi progetti, inserendo sempre nuovi protagonisti, finiscono per generare incertezza, disordine e scatenare conflitti. E c'è perfino chi, lasciando fare, crea una specie di corte feudale dove comandano i cortigiani e i favoriti.
Per evitarlo bisogna che il capo faccia il capo. Ne ho avuto un bell'esempio recentemente. In una situazione creativa ma pericolosa, il capo ha riuniti tutti gli interessati ed ha elencato con lucida chiarezza i problemi da risolvere. Poi li ha fatti parlare, li ha lasciati discutere, li ha lasciati sfogare. Alla fine però ha ordinato il silenzio ed enunciato con fermezza le sue conclusioni e le sue decisioni. Poi ha assegnato a ciascuno il suo compito, e la scadenza in cui doveva portarlo a termine. Si è creata immediatamente una atmosfera serena e tutti sono usciti motivati ed allegri.


La storia
22 Gennaio
L'ho esposto nel libro Leader e masse: è sempre avvenuto così in occidente. In un paese rapidamente, talvolta in pochi decenni, esplode la creatività, emergono nuovi imprenditori, nuove forme artistiche, nuove istituzioni politiche, nuovi leaders. Segue poi un periodo di fioritura, a cui segue l'irrigidimento e, alla fine, il disordine. Ma spesso, dopo poco tempo, si ha un altra esplosione creativa. In Italia, nel periodo 1950-1965 c'è una fioritura economica, nascono migliaia di imprenditori: è il "miracolo economico italiano". Poi la spinta creativa rallenta, sembra scomparire e invece, alla fine degli anni settanta, ecco esplodere la moda e trionfare il "Made in Italy". Nel campo della cultura invece l'esplosione è avvenuta tutta all'inizio. Nei decenni 1950-60 facevamo collezione di Premi Nobel mentre il cinema italiano era qualcosa di prodigioso, paragonabile solo a quello di Hollywood. Poi, con gli anni settanta decade e non c'è più un altra fioritura.
In politica, invece, abbiamo avuto diversi cicli. Ciascuno inizia con uno stato di disordine da cui emergono dei movimenti che generano i partiti. Questi prima si stabilizzano, poi si irrigidiscono, poi compare in uno stato di disordine da cui ricomincia il ciclo.
Vediamolo rapidamente. Durante la guerra nascono i movimenti ed i partiti che daranno vita alla Repubblica. Il sistema politico si stabilizza dopo la vittoria democristiana del 1948. Ma, dopo venti anni, nel 1968, si è irrigidito ed esplodono nuovi movimenti. Quello studentesco che genera gruppuscoli e quello sindacale che crea il potente sindacato unitario. Sotto la loro spinta il sistema politica si sposta a sinistra, abbiamo il compromesso storico e il governo Craxi. Vent'anni dopo il 1968, nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, riappare la turbolenza e sorgono nuovi movimenti. In pochissimo tempo nasce la Lega, il Partito Comunista diventa PDS, la DC si scinde fra destra e sinistra e si afferma Forza Italia. Essi spazzano via tutta la vecchia classe politica e generano il sistema politico che ha retto fino ad oggi.
Meglio sarebbe dire fino a qualche giorno fa, quando DS e Margherita si sono sciolti confluendo nel Partito Democratico. E’ iniziata infatti una nuova stagione di instabilità e di movimenti. E saranno ancora una volta i questi a generare, nel calore delle passioni e delle speranze, le nuove idee, i nuovi partiti e a fare emergere i nuovi leaders.


Chi produce ricchezza
22 Gennaio
Perchè l'Italia resta un paese prospero, ricco e moderno? Osservando la nostra televisione, leggendo i giornali, guardando il nostro cinema, non lo capisci. Lo capisci girando per le strade di una qualsiasi delle nostre città italiane produttive, per esempio Milano. E allora ti accorgi che, ad ogni numero civico ci sono le targhe di cinque o sei imprese, spesso piccolissime ma altamente specializzate e che hanno rapporti con mezzo mondo. O, camminando, scopri una specie di bugigattolo dove c'è uno che fa scarpe su misura per signore. Ha le forme per ciascuno di loro, le pelli pregiate che hanno scelto insieme e ti accorgi che ha clienti famose negli Stati Uniti e in Brasile. Poi, non lontano, un negozio specializzato in stufe pregiate, veri gioielli, anch'esso noto in tutto il mondo. E, li vicino, una botteguccia dove marito, moglie e una ragazza pugliese allegri, entusiasti vendono cibi fatti da loro, e sono in condizione di metterti in piedi un pranzo per cento persone. Poi, in uno scantinato, un gruppo di giovani che lavorano sul web ed organizzano grandi eventi.
Un mondo di artigiani, di tecnici, di piccoli imprenditori ottimisti, geniali, attivi, che non aspettano sussidi dallo stato, che adottano le più moderne tecnologie, che lavorano indefessamente.
E che studiano, sperimentano, provano e riprovano finchè non ce la fanno. E’ da questo vivaio di gente viva e intraprendente che sono emersi gli imprenditori che hanno fatto il miracolo economico italiano del dopoguerra, poi quelli che hanno superato la crisi petrolifera degli anni settanta creando il made in Italy, poi quelli che hanno fronteggiato la concorrenza delle tigri asiatiche, e ora quelli che, inventando nuovi prodotti, nuovi materiali e nuovi servizi, sono riusciti a conquistare nicchie di mercato nei settori ad alta tecnologia, a sconfiggere gli europei e gli americani nei consumi pregiati e a contrastare anche i cinesi e gli indiani con l'altissima qualità e l'invenzione continua.
Non li vedrete mai alla televisione, dove lo schermo è quotidianamente occupato dai politici, dai conduttori, dai personaggi della cronaca nera, dai comici e dalle veline. Non si parla di loro nei giornali perchè questi si occupano di alta finanza. L'Università li ignora. Sono gli innominati: i ricercatori nascosti che scoprono le cose che servono, i costruttori oscuri che le producono e le vendono. E che, senza che nessuno se ne accorga, fanno funzionare ed avanzare il paese.


Contatto con la realtą
15 Gennaio
Mancare del senso della realtà vuol dire non percepire come si sta modificando la società in cui viviamo, non capire gli altri, immaginare nemici e pericolo inesistenti ed ignorare quelli reali. Significa impegnarsi in cose che non sono possibili e non fare quelle che invece sono utili o necessarie.
I giovani spesso mancano del senso della realtà perchè vivono in un mondo formato solo dai loro compagni. Ma sono aperti al nuovo, curiosi, proiettati sul futuro, capaci di apprendere rapidamente. Afferrano immediatamente le tendenze musicali, dell'abbigliamento e imparano con estrema rapidità le nuove tecnologie. Così talvolta se la cavano meglio di persone adulte che conoscono la vita, la malvagità degli uomini, ma hanno perso il gusto del nuovo.
Alcuni fanno più fatica di altri ad adattarsi all'incessante mutamento del mondo moderno. Succede alle persone che hanno avuto una infanzia difficile e molte frustrazioni. A coloro che non hanno visto ricompensare i propri meriti e sono avvilite ed amareggiate. Ma capita anche a quelle che, al contrario, hanno avuto una vita facilitata, piena di privilegi, si sono abituate alle comodità e non sono allenate alla lotta. Tutti costoro tendono a rinchiudersi in un ambiente protetto, critici, ostili, diffidenti verso il nuovo.
Fra chi si adatta con difficoltà ci sono poi i pessimisti perchè vedono solo gli aspetti peggiori dei loro simili e si sentono circondati da pericoli. Poi quelli che non sanno identificarsi con gli altri e tendono subito a giudicare, a condannare. Nessuno può capire il prossimo se non riesce a identificarsi con lui. E’ stato il film Il Padrino a farci capire la mafia. Abbiano infine i timidi che non vanno verso il mondo per paura, e gli orgogliosi che invece, aspettano che sia il mondo altri ad andare da loro ad omaggiarli.
Per conservare il senso della realtà dobbiamo essere aperti. Non frequentare solo le persone che fanno la nostra stessa attività o il ristretto gruppo di amici che ci danno ragione. Dobbiamo viaggiare, vedere altri paesi, camminare per le strade, entrare nei negozi, parlare con i commessi, con i clienti domandare perchè scelgono certi articoli, certi libri, certi film. E far parlare la gente, ricordando che tutti raccontano volentieri la propria vita. E’ incredibile quante cose si possono comprendere mettendosi dal punto di vista degli altri. Forse la qualità più importante per restare in contatto col mondo è la capacità di ascoltare.


Amori
8 Gennaio
Il dibattito e lo scontro politico sul matrimonio fra omosessuali, i pacs, la poligamia, l'islam finisce per nascondere alcune proprietà costanti dell'essere umano. Il suo bisogno di amare, l'universalità dell'amore. L'innamoramento, per esempio, è esattamente lo stesso tanto se etero quanto se è omosessuale. E come facciamo, tutti noi, a capire se quello che proviamo è una semplice attrazione sessuale o un vero amore? Perchè ci accorgiamo che quella persona ci è indispensabile, che la vita senza di lei ci appare vuota, arida, priva di senso. Perchè solo con lei sperimentiamo la più completa felicità erotica, l'estasi che nessun altro al mondo ci può dare. Perchè, quando siamo con lei, tutto diventa delizioso, anche solo camminare insieme per strada, o prendere un caffè, o guardare le vetrine. Perchè non ci stanchiamo di raccontarci la nostra vita, di scambiarci le esperienze fatte, di ragionare insieme. Perché, avendo l'essenziale, ci accontentiamo di ciò che possediamo e non proviamo più invidia per nessuno.
Ma l'amore è anche attaccamento, esclusività, bisogno di avere il nostro amato vicino. E, quando è lontano da tempo, qualunque cosa facciamo e con chiunque siamo proviamo, nel profondo del cuore, un dolore costante, che può diventare strazio se non ci telefona, se non ci scrive, o pensiamo che possa non amarci più.
E poiché l'amore è libertà, anche se sappiamo che ci ama, continuiamo a chiedergli: "“Mi ami?" Ma l'amore non è solo desiderio di fusione erotica, piacere di stare insieme, dolore per la distanza, è anche tenerezza, cura. Noi ci preoccupiamo per la sua salute, vogliamo proteggerlo da ogni pericolo, cerchiano di procurargli quanto può renderlo felice. E, se lo amiamo veramente, quello stesso individuo che suscita in noi il più sfrenato erotismo, diventa come nostro figlio e siano pronti a prodigarci ed assisterlo con la sollecitudine e la tenerezza di una madre amorosa. L'amore ci rende avidi e generosi, dissoluti e casti.
Queste caratteristiche del vero amore sono esattamente le stesse fra innamorati dello stesso sesso o di sessi diversi, fra maschi e femmine, giovani e vecchi, in Italia e in Giappone, fra persone con credenze politiche e religiose diverse. Certo, poi le forme concrete di rapporto, le parole, le abitudini, le conseguenze delle scelte sono diverse. Ma non dimentichiamo mai questo fondo comune. Per avere rispetto del vero amore, capire, e ricordarci che gli altri sono come noi.





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